Storia

“…nell’Ospedale e nelle Chiese di Castiglione sono stati depositati, fianco a fianco, uomini di ogni nazione. Francesi, Austriaci, Tedeschi e Slavi, provvisoriamente confusi nel fondo delle cappelle, non hanno la forza di muoversi nello stretto spazio che occupano. Giuramenti, bestemmie che nessuna espressione può rendere. Risuonano sotto le volte dei santuari. Mi diceva qualcuno di questi infelici: “Ci abbandonano, ci lasciano morire miseramente, eppure noi ci siamo battuti bene!”. Malgrado le fatiche che hanno sopportato, malgrado le notti insonni, essi non riposano e, nella loro sventura, implorano il soccorso dei medici e si rotolano disperati nelle convulsioni che termineranno con il tetano e la morte…”

 

da “Un souvenir de Solferino” di Henry Dunant.

 

 

Il 24 giugno 1859, durante la II Guerra d’Indipendenza che fu combattuta la Battaglia di Solferino fra l’esercito austriaco e quello franco-piemontese, lo svizzero Henry Dunant giunto il giorno della battaglia, per cercare l’imperatore napoleone III; voleva presentare al segretario dell’imperatore, Charles Robert, il suo recente scritto, quale “L’empire de Charlemagne retabli, ou le Saint-Empire Romain reconstitue, par Napoleon III”, ma fu rifiutato seccamente, poichè l’imperatore non poteva accettare tale scritto viste le circostanze politiche dell’epoca, poichè l’imperatore francese vincitore sull’Austria, era seriamente minacciato dalla potenza Prussiana.

 

Trovatosi, ormai nel territorio di battaglia; Dunant vista la terribile carneficina e l’impotenza di fronte alla disorganizzazione con cui furono portati i soccorsi, rimase fortemente impressionato. Agì quindi per organizzare un minimo di attivitĂ  di assistenza, che venne data mediante il trasporto dei feriti presso il Duomo di Castiglione delle Stiviere e lì, con l’aiuto della popolazione, vennero prestati soccorsi a tutti, senza riguardo alla divisa indossata, avendo come riferimento il motto “Tutti Fratelli”.

Henry Dunant, tornato in Svizzera trascorse un lungo periodo tra 1860 e il 1861 a cercare di far fronte agli impegni dei suoi affari disordinati. Tuttavia si chiuderĂ  in casa per mesi, per scrivere, a Ginevra “Souvenir da Solferino”. In questa sua opera oltre a mostrare le due facce della guerra, quella conosciuta che occupa la prima parte del libretto, e poi quella sconosciuta dell’incredibile abbandono dei feriti e dei morenti, con ampio riferimento ai soccorsi prestati dalle donne di Castiglione delle Stiviere ai soldati,  traspaiono anche quelle che saranno in futuro la SocietĂ  di soccorso ai militari feriti e la Convenzione di Ginevra.

Nel novembre 1862, fu così stampato “Souvenir da Solferino”. L’opera che scosse i filantropi di tutta l’Europa ebbe ottimi commenti da parte di grandi del tempo: i fratelli Goncourt, Victor Hugo, Ernest Renan, Charles Dickens.

 

Tra coloro che rimasero colpiti dalla lettura del Souvenir vi fu un giovane avvocato, Gustave Moynier, che pose a Dunant domande particolareggiate sui vari aspetti emergenti dal libro. Alla fine del colloquio, sposò la causa, divenendo l’artefice delle maggiori realizzazioni della futura Croce Rossa. Moynier portò l’istanza all’Assemblea della Societè d’Utilitè Publique, il 9 febbraio 1863. In quella circostanza nacque il “Comitato dei cinque”, costituito da: Dufour; Maunoir; Appia; Dunant; Moynier.

Tra febbraio ed agosto ci furono le prime tre riunioni del Comitato. Dunant fu incaricato di preparare un memorandum per il congresso di beneficenza. Improvvisamente il congresso di beneficenza venne cancellato, il Comitato decise di convocare una Conferenza Internazionale a Ginevra il 26 ottobre. Dunant compose un “Supplemento alla convocazione di una conferenza internazionale a Ginevra”, in cui si proponeva chiaramente la neutralitĂ .

Il 26 ottobre “I Cinque” entrarono nella sala dell’Ateneo dov’era stata convocata la conferenza, fu subito chiaro il successo. Trentuno persone qualificate furono presenti in rappresentanza di 16 stati.

Tra le questioni del dibattito fu particolarmente importante la decisione di adottare un segno distintivo che doveva designare le organizzazioni volontarie di soccorso. Nacque così la proposta di Appia, una croce rossa su fondo bianco, in onore della bandiera svizzera, di cui è il rovescio, come omaggio alla città ospitante.

Scopo dei rappresentanti dei 16 stati era di giungere ad accordi sulla neutralità. In conclusione, si riuscì ad aprire un dibattito sul punto e nessuno si oppose al tema della neutralizzazione, così vennero considerati neutrali anche gli abitanti che prestavano soccorso ai feriti. La neutralizzazione del personale sanitario divenne punto focale della Croce Rossa.

All’alba del 1864 scoppiò la guerra detta “Dei Ducati” tra la Prussia, alla quale si allea l’Austria e la Danimarca. Dunant era a Parigi, con l’intento di far sorgere una societĂ  di soccorso francese, e saputo dell’accaduto propose al comitato di mandare i suoi rappresentanti come osservatori da una parte e dall’altra del fronte. Si proposero il capitano olandese Van De Velde, ex partecipante alla Conferenza, e Appia. La Danimarca rifiutò il permesso all’ingresso agli infermieri volontari,  mentre dal fronte prussiano si rilevò un trattamento paritario dei feriti, propri o nemici.

Il 23 giugno 1864 Dunant ottenne il suo obiettivo in Francia e si costituì la Società di Soccorso in Francia;

 

Nel frattempo il 15 giugno 1864 il primo “Comitato dell’Associazione Italiana per il soccorso ai feriti ed ai malati in guerra” si costituì a Milano ad opera del Comitato Medico Milanese dell’Associazione Medica Italiana, due mesi prima della firma della Convenzione di Ginevra, sotto la presidenza del dottor Cesare Castiglioni. Il Presidente, due mesi dopo la costituzione del Comitato, venne chiamato a Ginevra, insieme ad altri delegati italiani, per esporre quanto fatto a Milano e cosa pensasse di fare in avvenire in favore dei feriti e dei malati in guerra.

 

Il 22 agosto 1864 l’Italia sottoscrive la Convenzione di Ginevra, lo stesso anno l’11 dicembre 1864 si tiene, a Milano, un congresso in cui si approva il regolamento del Comitato di Milano come Comitato Centrale per il coordinamento delle attivitĂ  dei costituendi nuovi comitati.

 

Il 20 giugno 1866 l’Italia dichiara guerra all’Austria e le prime quattro “squadriglie” di volontari partono alla volta di Custoza.

Da quel momento la C.R.I. è sempre presente e attiva nei conflitti che vedono impegnata l’Italia, sino alla II guerra mondiale. Ma l’impegno non si limita alle situazioni di guerra: negli ultimi 150 anni l’Associazione si occupa della lotta alla tubercolosi e alla malaria, crea stazioni, ambulatori e ambulanze antimalariche nelle Paludi Pontine, in Sicilia e in Sardegna e amplia la sua opera.

 

Nel 1872 la C.R.I. viene trasferita a Roma, dove si costituisce il Comitato Centrale.

La C.R.I. sarĂ  presente su tutto il territorio nazionale, operando nelle emergenze quotidiane, nell’assistenza ai bisognosi ed anche nelle maxi-emergenze, a partire dal terremoto di Ischia agli inizi del 1900 e presente in tutti gli eventi catastrofici naturali e/o originati dall’uomo del nostro Paese, in applicazione del motto “Primi ad arrivare, ultimi a ripartire”.

Assieme alle molteplici attivitĂ  ed opere svolte in Italia, nei campi della sanitĂ , l’assistenza sociale, la protezione e la difesa civile, la C.R.I. è storicamente attiva e partecipe ai programmi di solidarietĂ  umanitaria in campo internazionale, al fianco delle SocietĂ  Nazionali di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, sotto il coordinamento degli organismi internazionali del Movimento.